Violenza sulle donne e giustizia : quando la società civile influisce sull’opinione pubblica

12042233_10207766161577760_630615002_nIl 1 ottobre è prevista la prima udienza per il processo
ad Antonio Palleschi,
assassino della professoressa sorana Gilberta Palleschi, avvenimento per il quale la famiglia della vittima, chiama a raccolta tutta la cittadinanza al fine di riunirsi nei pressi del Tribunale di Cassino dove si svolgerà il processo. gilberta_palleschi_unicef_scomparsa_645

Lunedì 21 settembre si è svolta ad Arce una partecipatissima manifestazione per chiedere la riapertura del caso di Serena Mollicone, ragazza trovata morta nel 2001 all’interno di un bosco, legata mani e piedi ; caso che è stato archiviato.

Certo nessuno ha la bacchetta magica per fornire delle soluzioni, e tanto meno abbiamo la possibilità di poter legiferare, questo non tocca a noi ma a chi in dovuta sede dovrebbe rappresentarci; ma risulta del tutto evidente la necessità di sensibilizzare la collettività riguardo il fenomeno della violenza sulle donne, pressando sull’opinione pubblica al fine di evidenziare la gravità di tali reati e l’ingiustizia che troppo spesso colpisce prima che le vittime di tali violenze. le famiglie delle vittime.
Un plauso va infatti a quelle associazioni e a quei movimenti che lottano per mantenere sempre alta l’attenzione sui diritti delle donne vittime di violenza, ultima l’iniziativa promossa a Sora dall’Associazione Iniziativa Donne al fine di dibattere su come la giustizia italiana non sia minimamente in grado di punire e rieducare ” a mestiere ” chi compie tali reati.

Di seguito un pensiero sentito e scritto da una nostra collaboratrice, partecipe e presente all’iniziativa per dire no all’archiviazione del caso di Serena Mollicone :

12048619_10207766161177750_1741909107_nSono le 6:40 del 21 settembre ,inizia il fermento mattutino: l’impiegato che esce di casa per raggiungere il posto di lavoro, il panettiere che sforna le sue pagnotte calde,
i bar che già da qualche ora sono attivi e servono colazioni ai passanti,
i bambini che , ancora con gli occhi chiusi, si diriggono verso la fermata dell’autobus per andare a scuola,
le nonne che già stanno preparando il sugo per il pranzo,(odori sublimi in tutta la casa); un’altra giornata impegnativa sta per avere inizio.
Ma questa non è una giornata come tutte le altre,è una giornata un pò “speciale” per Arce.
La piccola cittadina oltre che dai primi raggi oncor fiochi del sole è avvolta e contornata da numerosi striscioni.
L’odore della vernice ancora fresca e teli bianchi con impresse urla mute, disapprovazione,indignazione ricoprono il paesaggio.
La comunità si ribella,si ribella unita più che mai contro l’archiviazione del Caso Mollicone.
La procura di Cassino ha fatto richiesta di archiviazione per l’omicidio di Serena. 12064461_10207766161257752_193665652_n
La risposta è stata: il ricorso immediato.
Un macigno sul cuore dei familiari e sul cuore di tutti i cittadini. Una giustizia Assente,
14 anni di indagini che sono sfociate nel “nulla” più totale. Silenzi che fanno male,che uccidono, uccidono la dignità.
“Bisogna far rumore”.
“Noi non Archiviamo…”.
<Ehi, ma quella è la foto di Serena!è sulla vetrina di quel negozio,e di quell’altro,e di quell’altro ancora…>
Immagini forti, Arce non dimentica e non ha dimenticato!
I negozianti e tutte le attività partecipano in questo modo; quante emozioni in una sola mattinata, e pensare che si era usciti di casa
per fare ciò che si fa tutti i giorni,per abbandonarsi alla solita routine.
Ma non finisce qui;
Le 20:30, ormai il sole è già tramontato, ma ad Arce c’è una luce e un calore diverso questa sera.
Colpa, o meglio,”merito” delle fiaccole accese in ciascuna abitazione ma soprattutto dei cuori in sussulto di tutti
i cittadini che riunitiSI in Piazza Umberto I sono pronti a “marciare” per rivendicare Giustizia.
Serena deve avere Giustizia!Maglie nere in segno di lutto;è la giustizia ad esser morta,non Serena.
Marcia di sensibilizzazione che ha visto partecipare fiumi e fiumi di gente.
Solidarità da parte di molte famiglie che hanno vissuto lo stesso tragico evento, di comunità limitrofe e non.
Tutti uniti con la speranza di ottenere la riapertura del caso.
I responsabili devono pagare, “devono parlare”.
L’ennesimo caso irrisolto in Italia.
Rifiuto totale nei confronti di uno Stato che si mostra complice.
“DisguSTATO” è uno degli striscioni frutto dell’operato dei tanti gruppi di ragazzi che si sono attivati per rendere questa giornata,
come già detto: “un pò speciale”
Scarpe rosse sul sagrato della Chiesa SS.Pietro e Paolo,simbolo della lotta contro la violenza sulle donne
che rievoca il progetto di arte pubblica dell’artista messicana Elina Chauvet “Zapatos Rojos”.
Eccole che ritornano…immagini forti,emozioni forti.
Una manifestazione riuscita in pieno e che attende i suoi frutti: questo è solo l’inizio.

GIUSTIZIA PER LE DONNE VITTIME DI VIOLENZA.

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